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di Gabriella Bernardi
Agli inizi del Novecento, l’Osservatorio Astronomico di Torino visse una svolta epocale segnata dal trasferimento logistico sulla remota collina di Pino Torinese e dall’apertura delle porte al personale femminile. Sotto la guida di padre Giovanni Boccardi, che figurava spesso come professore verbalizzante nei loro esami di laurea, un piccolo gruppo di pioniere scardinò i rigidi tabù accademici dell’epoca.
La prima fu Luisa Viriglio, che nel 1905 firmò il primo articolo scientifico femminile in Italia nel campo dell’astronomia posizionale. Sulla sua scia, diverse giovani laureate in Matematica — tra cui Fasciotti, Greggi, Castelli, Comi e Mongini — entrarono come assistenti, distinguendosi non solo nella ricerca teorica ma anche in applaudite conferenze di divulgazione popolare per la Società Urania. Dai registri contabili universitari emerge una sorprendente parità salariale di genere per lo stesso inquadramento. Tuttavia, le loro carriere scientifiche si interruppero quasi subito, con una media di appena due anni : il “soffitto di cristallo” della ricerca dell’epoca le spinse tutte verso la docenza nei regi licei, segno di tempi non ancora maturi per una stabilità accademica al femminile.
A garantire la vera continuità quotidiana a Pino Torinese fu però il personale non laureato, le cosiddette “calcolatrici”. Clara Greggi restò in servizio per ben otto anni, riducendo dati matematici a mano in condizioni di totale isolamento. La vita in collina era talmente complessa e distante dalla città che spettava periodicamente al custode scendere col calesse a Torino per ritirare le buste paga di tutto l’organigramma, il quale si contava letteralmente sulle dita di una mano.
La drastica carenza di organico maschile dovuta alla guerra di Libia, alla Grande Guerra e all’influenza Spagnola costrinse infine l’istituto a fare affidamento su Corinna Gualfredo. Assunta formalmente come custode, la Gualfredo eseguì in realtà delicate calibrazioni e osservazioni scientifiche. Quando pubblicò una nota tecnica venendo anteposta nell’elenco degli autori agli astronomi di ruolo, scoppiò una violenta rivolta del personale. Questo scandalo istituzionale, unito alla progressiva cecità di Boccardi, portò alla fine traumatica della sua direzione nel 1923.
Le donne tornarono in Osservatorio solo negli anni Quaranta con il gruppo di Demichelis, Tedeschini e Lagutaine, capaci di produrre astrofisica tra i bombardamenti e le requisizioni dell’esercito tedesco, prima di un nuovo vuoto ventennale conclusosi stabilmente solo nel 1966.
Queste righe fanno parte di una ricerca condotta dall’autrice, Gabriella Bernardi, tra i documenti e le fonti storiche originali dell’epoca: dagli Annuari del R. Osservatorio di Torino e dell’Università degli Studi, ai libri paga dell’ateneo torinese, fino ai fascicoli personali dei dipendenti conservati nell’Archivio dell’Osservatorio e ai registri delle carriere studentesche e dei verbali d’esame custoditi presso l’Archivio Storico dell’Università. I risultati di questa indagine sono strettamente legati alle ricerche confluite nel volume The Unforgotten Sisters (edizioni Springer), e il presente estratto rappresenta un’anticipazione di un più esteso articolo pubblicato sul numero di settembre 2026 sul Giornale di Astronomia della SAIT.
Torino – Via Pietro Micca. |
Il verbale nel registro ufficiale dell’Università di Torino che riporta
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Prima pagina del lavoro co-firmato dalla Dott.ssa Viriglio
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Il R. Osservatorio, nel lontano 25 maggio 1913 fu meta della gita
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Frontespizio del manoscritto delle dispense per il corso universitario
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Lettera inviata da Clara Greggi da Varallo Sesia a padre Boccardi
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