
Rappresentazione artistica di un buco nero di massa intermedia che cattura una stella e la distrugge per effetto della sua forza gravitazionale. Crediti: Nasa, Esa, Ralf Crawford (StScI)
A cura di Roberto Soria e
Hlx-1 è il candidato buco nero di massa intermedia meglio studiato, l’anello mancante tra buchi neri stellari e supermassicci. Un nuovo studio guidato dall’Inaf ne ricostruisce il declino in luminosità X e ottica dopo il 2017: la fase brillante sarebbe stata innescata dalla distruzione mareale di una stella, catturata mentre passava troppo vicino al buco nero all’interno di un ammasso stellare. Tutti i dettagli su Pasa
Da decenni gli astronomi danno la caccia a una categoria di buchi neri di “taglia M”, troppo grandi per nascere dal collasso di una singola stella e troppo piccoli per rivaleggiare con i giganti che si annidano al centro delle galassie. Vengono chiamati buchi neri di massa intermedia (o intermediate-mass black holes, Imbh) e rappresentano l’anello mancante tra i buchi neri stellari e quelli supermassicci: con masse comprese tra alcune centinaia e alcune centinaia di migliaia di masse solari, restano tra gli oggetti più elusivi e ricercati dell’astrofisica moderna. Molto difficili da scovare e misurare, questi oggetti sono fondamentali per comprendere l’origine e la crescita dei buchi neri supermassicci, e la loro relazione con le galassie che li ospitano.
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- Leggi su Publications of the Astronomical Society of Australia l’articolo “X-ray and optical decline of the intermediate mass black hole HLX-1” di Roberto Soria, Maya Garbaccio Gili, Francesco Massaro, Alister W. Graham e Luca Zampieri